Il ruolo dei consorzi nel sistema italiano di produzione vinicola e l’impatto della legislazione UE e nazionale

Astratto
La legislazione dell’UE ha subito un cambiamento radicale nel 2008, gestendo il legislatore italiano sulla necessità di ripensare gli aspetti fondamentali della legislazione nazionale. I cambiamenti sono stati incentrati sulla procedura di formazione e revisione delle denominazioni d’origine, aprendo nuove e importanti prospettive per i consorzi, poiché, come organizzazioni interprofessionali, possono essere riconosciute come rappresentanti dell’economia attività connesse alla produzione e almeno ad una delle fasi di lavorazione o di commercio. Il Consorzio è diventato responsabile della specifica di produzione, gestione delle scorte, nuova registrazione delle vigne a fare, supervisione e protezione.
Parole
Legislazione dell’UE
Legislazione italiana
Consorzi
Sistema produttivo italiano

1. Introduzione

Il vino ha sempre avuto particolare attenzione da parte dei legislatori, forse a causa della peculiarità di questo prodotto, il suo legame infrangibile con la tecnologia, la territorialità e la cultura hanno sempre richiesto speciali misure normative in grado di considerare congiuntamente regole di produzione e comunicazione.
Come esempio di questo approccio normativo, basti ricordare che l’intero sistema delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche è nato con riferimento al vino e solo in seguito esteso ad altre categorie alimentari.
Come prova di ciò, è precisamente il settore vitivinicolo che mostra un maggior numero di designazioni rispetto ad altri prodotti agro-alimentari, contando, in Italia, 476 denominazione d’origine (do) e 129 indicazioni geografiche (GI). 1
Questo sistema è stato profondamente modificato dalla riforma introdotta dalla legislazione dell’UE nel 2008 con il regolamento CE 479/2008, che è stato interamente incorporato nel regolamento CE 1234/2007 (meglio noto come regolamento OCM) “organizzazione comune dei mercati agricoli e su disposizioni specifiche per taluni prodotti agricoli “tra cui, naturalmente, il vino.
Tuttavia, è necessario sottolineare che il regolamento CE 1308/2013 è stato pubblicato solo di recente. Riconosce quasi interamente la disposizione dei regolamenti summenzionati e sarà, d’ora in poi, il nuovo strumento giuridico per l’organizzazione comune dei mercati (OCM).

2. Lo scenario della produzione vinicola italiana

Il sistema italiano di produzione vinicola è caratterizzato da una forte frammentazione sia della pianta viticola che delle aziende agricole (tabella 1). Questa struttura di produzione conduce ad una viticoltura onnipresente in tutte quelle zone della penisola con i termini adatti per quella produzione. Infatti, in Italia ci sono quasi 390 migliaia di aziende agricole che hanno piantato la zona viticola, con una superficie media di soli 1,7 ettari. Più in dettaglio, il 29% della superficie della vite è gestito dal 69% delle aziende agricole, che contano meno di 5 ettari. Le aziende agricole con più di 20 ettari sono solo il 7% del totale, ma gestiscono il 33% della zona viticola nazionale.

3. L’evoluzione della legislazione dell’UE nel settore: il regolamento CE 1234/2007

Il quadro disciplinare dell’UE ha subito un radicale cambiamento nel 2008, consegnando al legislatore italiano la necessità, ma anche la possibilità di ripensare alcuni aspetti fondamentali a livello nazionale.
Il risultato è stato una revisione completa della vecchia legge 164/1992 e la stesura di un nuovo documento programmatico per i vini con denominazione di origine protetta, racchiuso nel decreto legislativo n. 61/2010, che fornisce norme particolareggiate per la “protezione delle denominazioni d’origine ( DOP) e le indicazioni geografiche (IGP) per i vini “, seguiti dai decreti applicativi. Il decreto, dopo aver fornito la definizione di DOP e IGP, regola l’uso delle designazioni e delle indicazioni, regola la procedura di riconoscimento (in cui l’elemento chiave è rappresentato dalla preparazione di una specifica del prodotto, il contenuto di che sono descritte in dettaglio dalla legislatura), e introduce un sistema strutturato di controllo e supervisione.
In Europa, il processo di rinnovamento dei mercati e il relativo ripensare del sistema giuridico hanno subito un’accelerazione animata negli ultimi anni nell’ambito del più ampio processo di rinnovo dell’intera politica agricola comune e dell’allargamento ai nuovi Stati Stati.
La necessità di rinnovo è stata chiaramente esplicitata nel paragrafo 5 del nuovo regolamento 479/2008, in cui è ratificata l’inefficacia del precedente regolamento (regolamento CE 1493/99) “nel guidare il settore verso uno sviluppo competitivo e sostenibile”.
L’elemento più innovativo introdotto dal nuovo regolamento UE è l’istituzione di un regime che ha restituito la procedura di formazione e revisione delle denominazioni d’origine o le indicazioni tipiche del processo decisionale dell’Europa centrale, al fine di “consentire un quadro trasparente e più elaborato che sostenga la pretesa di qualità da parte dei prodotti in questione (vale a dire il vino) “(paragrafo 27).
Per delineare la natura giuridica e il ruolo attualmente svolto dai consorzi, è Impossibile ignorare un altro aspetto che è stato profondamente modificato dalle norme dell’Unione europea. Questo aspetto riguarda l’intera struttura delle norme relative al sistema di controllo sulla denominazione di origine o produzioni di indicazione tipiche; tale sistema parte dalla premessa fondamentale stabilita dall’art. 118 sexdecies reg. EC 1234/2007, secondo il quale “gli Stati membri designano l’autorità o le autorità competenti responsabili dei controlli con le caratteristiche di imparzialità e di indipendenza secondo i criteri stabiliti dal regolamento CE 882 /2004 “.
Il regolamento CE 882/2004, tuttavia, è strettamente legato ai profili sanitari e di sicurezza dei prodotti. È un dato di fatto, Art. 1 precisa che il regolamento “non si applica ai controlli ufficiali volti a verificare l’osservanza delle norme relative all’organizzazione comune dei mercati per i prodotti agricoli”.
Alla luce di quanto precede, possiamo supporre che, in mancanza di un esplicito riferimento del regolamento CE n. 1234/2007, le disposizioni del regolamento CE 882/2004 sarebbero applicate ai vini, come tutti gli altri alimenti, solo con riferimento ai profili sanitari e di sicurezza , ma non in termini di conformità con le regole di produzione che richiedono professionalità e controlli molto diversi.
Questa tendenza verso l’uniformità dei sistemi di controllo alimentare approvata dall’Unione europea risponde, in molti modi, alle esigenze dei produttori che altrimenti verrebbero affrontati con una proliferazione di requisiti. Questo rischio tuttavia non è completamente evitato nell’esecuzione italiana.
In Italia, nei primi anni 2000 i consorzi sono stati affidati al controllo di v.q.p.r.d.. 2 hanno esercitato questo ruolo “erga omnes”, ossia verso tutti i membri del filiére produttivo, compresi i produttori non associati ai consorzi stessi. Dopo alcune polemiche che hanno portato a dispute legali su iniziative di produttori non associati con i consorzi, questa esperienza è stata convalidata in tribunale attraverso una serie di giudizi concordanti e favorevoli dei giudici di diritto amministrativo ed è stato confermato nella legislazione del decreto ministeriale del 29 marzo 2007.
Sia nelle motivazioni dei successivi decreti ministeriali che nelle decisioni dei giudici di diritto amministrativo, l’affidamento ai consorzi di queste responsabilità di controllo, anche nei confronti dei produttori non iscritti ai consorzi, è stato ritenuto legittimo. Tuttavia, la suddetta regola dell’UE, che affida il controllo a terzi designati dall’autorità pubblica, ha posto l’intera questione all’interno di un quadro amministrativo e istituzionale di responsabilità che appartiene agli uffici pubblici.
Di conseguenza, l’esperienza italiana più recente è stata orientata in tale direzione, con il risultato che gli attuali detentori delle attività di controllo sono organismi nominati dal Ministero dell’agricoltura, dell’alimentazione e della silvicoltura, in particolare dalla repressione centrale delle frodi Ufficio.

4. L’esperienza e l’applicazione italiana: il decreto legislativo n. 61/2010

Per i consorzi, tuttavia, si sono aperte nuove e importanti prospettive.
La legislazione dell’UE ha finalmente fornito la definizione di organizzazione interprofessionale che è stata successivamente trasformata in diritto in Italia e assegnata per la prima volta ai consorzi.
Infatti, il recente reg. 1308/2013 (abrogando ma allo stesso tempo riproducendo in larga misura il regolamento 1234/2007) ha affermato che le organizzazioni interprofessionali possono essere riconosciute come rappresentanti delle attività economiche legate alla produzione e almeno ad una delle fasi di lavorazione o di commercio. I consorzi sono attualmente rappresentati da categorie di produttori, produttori e imbottigliatori.
Queste organizzazioni, secondo il regolamento europeo, possono intraprendere azioni per migliorare la conoscenza e la trasparenza delle produzioni e dei mercati, prevedere i potenziali produttivi, i prezzi record, coordinare il rilascio di prodotti sul mercato anche attraverso studi di ricerca e di mercato, esplorare i potenziali mercati di esportazione, attuare azioni di difesa e promozione di denominazioni di origine protette, indicazioni geografiche, etichette di qualità, prodotti biologici.
Alla luce di quanto precede, la risposta del legislatore italiano e di conseguenza dei consorzi italiani è stata significativa, tanto che oggi 72 consorzi stanno svolgendo appieno la loro attività sugli orientamenti definiti dall’Unione europea e attuati dalle legislazione.
Il Consorzio del vino, come organizzazione interprofessionale, è responsabile della designazione, delle regole (specifica di produzione) che sono alla base della sua identità e della sua evoluzione e adattamento ai gusti consumer׳s. Il Consorzio è responsabile della gestione della produzione in relazione al mercato (fornendo anche, in accordo con la regione competente, misure restrittive di resa), per la gestione delle scorte (blocco/déblocage), per la nuova immatricolazione delle viti ad un do al registro fondiario. Infine, è responsabile dell’aumento del valore del prodotto e della tutela della designazione.
Qui di seguito, un’indicazione didattica, ma si spera funzionale, delle attività del Consorzio è fornita.

5. Le attuali funzioni dei consorzi

Il decreto legislativo n. 61/2010 Art. 17 afferma che il Consorzio persegue obiettivi specifici e a tal fine può svolgere una serie di attività che il decreto indica in dettaglio e che è possibile racchiudere, per semplificazione e interpretazione, nei concetti, evidenziati anche nel Decreto stesso, di promozione e valorizzazione, tutela e cura dell’interesse della designazione, dell’autorità di vigilanza.
Ad esempio, per contribuire ad un’interpretazione corretta e univoca della legislazione, la funzione di valorizzazione comprende:
stipulazione di accordi e accordi con enti pubblici e/o privati; partecipazione a mostre, convegni, workshop, eventi in Italia e all’estero;
collaborazione con enti pubblici e privati, organizzazioni e associazioni, istituti e scuole per promuovere e attuare iniziative di divulgazione dell’informazione, dell’educazione alimentare e del consumo responsabile dei prodotti protetti, tra cui l’organizzazione di corsi di formazione, professionali e didattici;
attività di presentazione, promozione e degustazione della designazione specifica all’interno di mostre ed eventi dedicati alla promozione dei prodotti agro-alimentari della regione a cui appartengono;
supporto logistico ed organizzativo per eventi dedicati alla promozione e valorizzazione della designazione specifica;
gestione di strutture pubbliche e private per la valorizzazione e la promozione di vini con denominazione protetta, partecipazione a chiamate di ammissione;
attività e azioni di valorizzazione, promuovendo e gestendo l’organismo, del distretto rurale e dei percorsi culturali, enogastronomici forniti da leggi e regolamenti regionali, nazionali e comunitari.
La funzione di protezione e cura degli interessi della designazione riguarda:
1)
il completamento di tutte le attività connesse all’applicazione delle legislazioni nazionali, comunitarie e internazionali concernenti i prodotti con una designazione sotto la loro giurisdizione, compresi i compiti consultivi, proattivi, operativi e cooperativi con la autorità centrali e periferiche di controllo, con gli organi competenti di controllo e con la regione competente nonché con tutte le altre parti/enti pubblici e privati competenti per il vino;
2)
l’esecuzione di ciascuna attività di proposta, di protezione e di gestione generale per quanto concerne le norme e i regolamenti a livello regionale/nazionale/UE relativi ai prodotti vitivinicoli provenienti dallo stesso territorio e recanti una denominazione di origine sotto la loro giurisdizione, vigneti, la protezione del territorio con rispetto, anche a livello urbanistico, alle aree di particolare valore destinate ad un eventuale sviluppo di nuovi vigneti;
3)
l’adeguamento delle regole di produzione;
4)
la presentazione delle domande di nuovi DOP (ad esempio la transizione da un CDO ad un CGDO3);
5)
la realizzazione di tutte le attività connesse alla valutazione della tendenza economica generale per le diverse produzioni con una denominazione di origine di competenza e la conseguente attivazione di qualsiasi iniziativa nella gestione della stessa designazione, in collaborazione con la pubblica amministrazione e utilizzando i dati ottenuti dalle attività di controllo degli organi in carica.
A questo proposito, va sottolineato che la normativa italiana sui consorzi vitivinicoli contiene diversi elementi di maggiore flessibilità rispetto al resto del settore agroalimentare italiano, nonché facilitazioni per la loro efficienza attraverso collaborazioni con istituzioni ( Mipaaf, Icqrf, IPZS4, regioni) e con servizi ufficiali come SIAN5 o strutture di controllo.
6)
la realizzazione, secondo le direttive dell’Mipaaf, di attività giuridiche/amministrative per garantire la salvaguardia della denominazione protetta dal plagio, dalla concorrenza sleale, dall’usurpazione e da altre azioni illegali nazionali e internazionali. Il Consorzio può anche costituire un partito civile in procedimenti penali e può incoraggiare azioni civili, penali e amministrative ritenute appropriate per la salvaguardia della designazione.
In assenza di un efficace sistema di protezione internazionale per le indicazioni geografiche, riconosciuto come diritto di proprietà intellettuale dai recenti accordi ACTA, ma senza alcuna norma di garanzia procedurale, il Consorzio può registrare direttamente in terza paesi la relativa indicazione come marchio collettivo.
Infine, la funzione di vigilanza si ottiene grazie alla collaborazione con l’ufficio centrale di repressione delle frodi, principalmente nella fase di commercializzazione dei prodotti. La vigilanza consiste nel “verificare che i prodotti protetti soddisfino i requisiti delle norme di produzione e nella vigilanza su prodotti similari ottenuti e/o commercializzati nell’Unione europea che, con false informazioni sull’origine, il tipo, la natura e qualità specifiche dei prodotti stessi, può causare confusione tra i consumatori e danni alle produzioni con un do “(DM luglio, 21st, 2011).
I risultati di questa attività sono importanti. Per citare le ultime notizie: vino comune di Prosecco in Germania, vino “Prisecco” e “consecco” nello stesso paese, in imitazione del vino “italiano che suona” con la parola “secco”, termine consentito dalla legge vigente, ma utilizzato senza rispettare le regole e con un intenzione palesemente trasgressivo, in imitazione del CDO Italiano; e ancora Chianti classico della California, vini con marchi come “Foscana” o “canti” proposti in Gran Bretagna.
Queste attività possono essere attuate da: (1) istituire laboratori, convalidati da enti pubblici, per il rilascio ufficiale delle prove e delle analisi chimiche e fisiche dei prodotti protetti in grado di soddisfare e garantire un servizio qualificato a tutti i produttori conformemente alle norme nazionali e comunitarie; (2) stabilire le commissioni di gusto, verificare, mediante analisi chimiche, fisiche e organolettiche, che i prodotti del campione raccolti nell’attività di vigilanza sugli scambi siano conformi alle specifiche; (3) utilizzando agenti impiegati dal Consorzio stesso o in accordo con altri consorzi per le attività di vigilanza e per la raccolta di campioni di vino PD, principalmente nella fase commerciale.

6. L’autorizzazione “erga omnes”

L’articolo 17 del decreto legislativo n. 61/02010 precisa inoltre che un consorzio con un certo grado di rappresentatività può svolgere le suddette funzioni solo in relazione ai suoi membri, mentre un consorzio che dimostra un livello più elevato di la rappresentatività (almeno il 40% dei viticoltori e almeno il 66% della produzione vinicola del PD) può ottenere l’ulteriore autorizzazione ministeriale a svolgere tali funzioni estese nei confronti di tutti i soggetti inclusi nel sistema di controllo, anche a quelli che non sono membri del Consorzio (autorizzazione “erga omnes”).
In sostanza, il legislatore ha adottato il principio secondo cui l'”azione dei consorzi” con un alto livello di rappresentatività è intesa a “raggiungere” tutti coloro i cui prodotti appartengono ad una designazione senza limitare la portata, l’efficacia e l’usabilità solo ai membri. Questo ha creato una “rivoluzione di Copernico” e un riconoscimento giuridico molto significativo.
Il testo normativo (articolo 17, paragrafo 4 bis, b, c, d) indica in modo più dettagliato e esplicativo alcune particolari attività possibili per i consorzi che hanno ricevuto l’autorizzazione “erga omnes”. Tali attività devono essere chiaramente attribuite al concetto già discusso di protezione della designazione, ossia alle attività connesse all’attuazione delle politiche di gestione delle forniture, o all’organizzazione e al coordinamento delle parti interessate nel PD fase di produzione o di commercializzazione, o alle azioni autonome giudiziarie o amministrative per la protezione della designazione.
Particolare attenzione è data anche dall’art. 17, paragrafo 4, all’attività di vigilanza già menzionata che può essere esercitata da questa categoria di consorzi con un’autorizzazione “erga omnes”. La regola, infatti, fornisce istruzioni dettagliate per la preparazione di un “programma di supervisione”, che deve essere firmato anche dagli uffici competenti per la repressione delle frodi. I programmi mirano a verificare la conformità dei prodotti certificati alle specifiche di produzione e alla supervisione di prodotti similari che possono causare confusione nel consumatore.
Infine, è evidente che tutti i consorzi, siano essi titolari di un’autorizzazione “erga omnes” o meno, hanno il diritto di svolgere tali funzioni che possono essere definite “servizio ai membri”. Questi servizi possono essere attività di consulenza e assistenza in relazione a aspetti tecnici, amministrativi, giuridici, agricoli, commerciali (…) che sono accessibili solo ai soci e, di conseguenza, finanziariamente sostenuti solo da loro.

8. Conclusioni

L’analisi del sistema produttivo italiano Mostra che la struttura del settore è lungi dall’essere competitiva rispetto a quella di altri paesi produttori di vino, soprattutto nel nuovo mondo. Le piccole dimensioni delle aziende agricole, i loro volumi limitati e le difficoltà che potrebbero incontrare nella verticalizzazione del processo produttivo incidono negativamente sul settore. Il sistema di produzione del vino è costituito da tipologie agricole molto dissimili in termini di imprenditorialità, dimensioni, condizioni ambientali e relazioni con il mercato.
Come prova di ciò, l’analisi a catena del valore del settore vitivinicolo (Porter, 1985, Malorgio et al., 2011, pomarici e boccia, 2006) evidenzia che la distribuzione del valore aggiunto tra i vari soggetti nelle diverse fasi di produzione non è omogenea, in quanto i costi che ogni fase deve sostenere sono molto diversificati e si riferiscono principalmente alle dimensioni delle aziende agricole (economie di scala) e alle tipologie di prodotto. Nel settore vitivinicolo nazionale, tuttavia, i produttori mostrano la più grande debolezza in termini di potere contrattuale a causa sia della dimensione delle loro aziende che della natura deperibile del prodotto. In questo contesto, per le aziende che producono vini CDO e CGDO, i consorzi possono essere utili strutture associative in grado di valorizzare le prestazioni del mercato dei loro prodotti e migliorare la remunerazione degli ingressi.
Da un punto di vista normativo, dopo una serie di cambiamenti a livello dell’UE, il settore vitivinicolo ha compiuto un passo molto importante grazie al decreto legislativo n. 61/2010, in quanto soddisfa i requisiti strutturali espliciti che caratterizzano il sistema produttivo italiano. Il decreto riconosce ufficialmente il ruolo dei consorzi, ora assumendo funzioni di promozione e di protezione, grazie ai contributi che tutti gli utenti di una designazione sono tenuti a pagare. Questo porta ad una tendenza significativa e incoraggiante verso l’aggregazione che porterà benefici significativi alla promozione dei vini “Made in Italy”, fornendo l’opportunità di competere sul mercato globale anche a quelle aziende agricole che non avrebbero la possibilità di prendere parte delle strategie di sviluppo competitivo che sono sempre più legate alla capacità Farm׳s di verticalizing l’intero processo produttivo. Un primo importante risultato del decreto è stato quello di includere nei consorzi alcune aziende agricole che sono state tralasciate e questo ha significato una maggiore concentrazione e obiettivi comuni, sia elementi essenziali in termini di promozione delle designazioni. Infatti, le designazioni sono attività collettive ed è possibile confrontarle con i marchi collettivi, dato che non sono concesse ad un individuo, come avviene per le singole marche, ma a organismi o associazioni che sono garanti dell’origine e del qualità del prodotto.
Oltre a ciò, dato che i consorzi si occupano di DOP, è possibile trasmettere un certo numero di elementi legati necessariamente alla regione d’origine, permettendo al consumatore di distinguere un prodotto rispetto ad altri con diverse origini geografiche. DOP e IGP rappresentano una forza per il settore vitivinicolo nazionale, perché sono in grado di caratterizzare il prodotto in un modo unico che lo collega non solo ad un distretto geografico ma anche alla tradizione e alla storia di un territorio specifico.
Tuttavia, la coesistenza di tante aziende vinicole diverse appartenenti ad una stessa DOP ma con strategie di commercializzazione dissimili e costi di produzione porta a prodotti finali spesso caratterizzati da prezzi significativamente diversi (e spesso anche posizionati in diversi segmenti di qualità), generando così confusione sul versante del consumatore. Ai consorzi non è consentito fissare un prezzo minimo o massimo per un vino DOP, in quanto l’autorità antitrust lo vieta. Come buona alternativa, però, il Consorzio potrebbe attuare politiche sull’orientamento dei prezzi per tutti gli utenti DOP e, attraverso accordi interprofessionali, sviluppare progetti per un efficiente abbinamento di domanda e offerta.

Riferimenti
Malorgio et al., 2011
G. Malorgio, E. pomarici, R. Sardone, A. Scardera, D. toscola catena del valore nella filiera vitivinicola
AGRIREGIONIEUROPA (2011)
(anno VII, n. 27)
Pomarici et al., 2006
E. pomarici, F. BocciaLa filiera del vino in Italia: struttura e competitività
G. Cesaretti, R. Green, A. Mariani, E. pomarici (eds.), il mercato del vino: tendenze strutturali E strategie dei concorrenti, FrancoAngeli, Milano (2006)
Porter, 1985
Medico legale Porter
Vantaggio competitivo: generare e sostenere le prestazioni superiori, la pressa libera, New York (1985)
Peer review sotto la responsabilità di economia del vino e politica.
1. Fonte: Bacco — banca dati UE sulla DOP (denominazione di origine protetta) e sui prodotti IGP (indicazione geografica protetta), ultimo aggiornamento 15 novembre, 2013.
2. V.q.p.r.d. = vino di qualità prodotto in una regione specifica.
3. CDO = denominazione di origine controllata; CGDO = denominazione di origine controllata e garantita.
4. Mipaaf: Ministero dell’agricoltura, dell’alimentazione e della silvicoltura; Icqrf: dipartimento dell’Ispettorato centrale per la protezione della qualità e della prevenzione delle frodi sui prodotti agroalimentari; IPZS: Istituto di stampa e stato di menta.
5. Sian: sistema nazionale di informazione agricola.
6. TGI: indicazione geografica tipica.
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